Obsession Blood and Lust

BY : Spike82
Category: Italian > Books
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Disclaimer: I do not own the book(s) that this fanfiction is written for, nor any of the characters from it. I do not make any money from the writing of this story.

La casa è silenziosa… oscura, come una notte priva di luna, fredda come il cuore di colui che la abita da tempo ormai, e che da tempo preferisce la solitudine al mescolarsi agli altri, alla sua razza.
Lui è più forte di loro, di tutti loro, per il sangue che gli scorre nelle vene e per l’età in cui fu creato, ma nonostante questo, continua a preferire la compagnia dei libri a quella degli uomini.
La sua razza lo considera un pazzo, un folle da guardare da lontano, un’algida statua da ammirare, di cui parlare a bassa voce, perché lui ha orecchie ovunque, lui sa sempre quello che gli altri dicono, quello che gli altri tramano, ma nessuno ha ancora capito che cosa è in realtà, chi si nasconde dietro quella maschera di perfezione.
I suoi capelli, così strani se accompagnati al suo nome, sono sempre in ordine, le sue vesti, fini e ricercate hanno sempre un che di malinconicamente passato, un richiamo ad un mondo che ormai è trascorso, ad un’era che forse non tornerà mai più o che forse si sta solo preparando a riaccoglierlo come signore incontrastato.
Lui ha sconfitto i più forti tra loro, gli Antichi, che per lunghi secoli aveva servito e venerato, ma alla fine, una volta compreso che ormai quelle statue immote non potevano trasmettergli altro che cose già conosciute, aveva fatto l’unica cosa giusta per tutti, li aveva cancellati dalla terra, in modo tale da far rimanere solo nelle antiche canzoni, nei riti segreti e occulti della loro stirpe il ricordo dei Primi.
Lui, il cui nome potrebbe essere accompagnato da mille attributi, dettati dall’ammirazione, e dalla paura degli altri, lui è soltanto…MARIUS.

“Stai ancora pensando a lui?”
Louis si voltò di scatto verso colui che aveva parlato, Lestat, il suo creatore, il mentore che per più di un secolo aveva respinto, illudendosi di poterlo odiare, di poterlo dimenticare, ma di cui si era scoperto irrimediabilmente innamorato.
Non un amore umano, dolce e romantico, ma l’amore che solo un vampiro può provare, un’ossessione, piena di passione e desiderio, un sentimento paragonabile solo al fuoco, che tutto arde e che niente risparmia.
I lunghi capelli neri caddero davanti ai suoi occhi, mentre accennava lentamente con la testa, sapeva che questo a Lestat non sarebbe piaciuto, ne era perfettamente consapevole.
“Sta diventando una vera ossessione per te… potrei anche esserne geloso…”
Il tono con cui aveva pronunciato la parola ossessione era risuonato talmente caldo tra le sue labbra che un brivido corse lunga la schiena del più giovane.
No, quella che aveva per Marius non era ossessione, era curiosità, una immensa, sconfinata curiosità.
“Perché ha scelto di stare lontano da tutti?”
Lestat scosse i riccioli biondi.
Mai, il suo Louis non sarebbe mai cambiato, anche da vampiro era pronto a preoccuparsi per tutti, come aveva fatto da vivo, mentre la sua vita se ne scorreva via insieme a quella della giovane donna che aveva sposato per amore e del bambino che lei non era riuscita a far nascere. Non lo aveva mai detto a quello splendido uomo che adesso era finalmente suo che lo aveva seguito per mesi prima di renderlo eterno, che sapeva tutto del suo dolore e di quello che aveva provato nei momenti più difficili.
Ricordava un tempo ormai lontano in cui aveva letto e riletto il libro che Louis aveva scritto, in cui dava voce a tutto l’odio che credeva di provare nei suoi confronti, ricordava giorni in cui le sue lacrime di sangue avevano macchiato quelle pagine stampate fin quasi a cancellarne l’inchiostro.
Aveva veramente creduto che quelli fossero i veri sentimenti di Louis, e questo lo aveva ferito come neppure il fuoco era mai riuscito a fare.
Era stato mille e mille volte peggio a leggere le pagine in cui Louis parlava di lui con odio e rancore che non quelle che gli avevano riportato alla mente il suo soggiorno nella palude.
Poi tutto era cambiato, una notte di qualche anno prima, quando Armand era tornato per reclamare Louis, per condurlo nuovamente con sé in Europa il suo moro compagno era andato da lui, nella casa che avevano condiviso nei loro primi anni insieme e che lui aveva fatto interamente ricostruire, senza badare a spese, preferendola al lusso degli alberghi in cui era stato, delle case moderne che avrebbe potuto avere in altre zone della città, non in quel quartiere malfamato dove le “Mamy” praticavano ancora i riti arcani e sanguinari del Vudù.
Quella notte, quando tutto sembrava ormai perduto per sempre Lestat lo aveva trovato sulla sua soglia, sebbene non necessitasse di un invito per entrare, completamente bagnato, come se tutta l’acqua che stava cadendo su New Orleans avesse deciso di accanirsi contro la figura raggomitolata sulle scale di legno.
Sentì lo sguardo del compagno su di sé e tornò alla realtà.
“A che cosa stavi pensando?”
“A te…”
Louis sorrise ringraziando tutti gli angeli caduti che fosse ormai impossibile per lui arrossire, sapeva che per molti quella loro storia era incomprensibile, Lestat era uno dei vampiri più potenti, secondo solo a Marius forse, mentre lui aveva sempre rifiutato di bere il sangue del suo creatore, arricchito da tutte le prove che aveva dovuto sopportare, rimanendo il solito Louis di sempre.
Se lo era ripromesso quella sera, quando aveva finalmente trovato il coraggio per dire la verità a Lestat. Non avrebbe mai bevuto il suo sangue potente, non avrebbe mai accettato da lui regali che non sarebbe stato in grado di poter ricambiare, e questo perché mai nessuno avrebbe dovuto mettere in dubbio il suo amore, nessuno avrebbe mai dovuto avere in mano effimere prove per poter affermare che stava con Lestat solo per tornaconto personale.
Lestat lo avvolse tra le braccia, dolcemente, facendolo volteggiare per la stanza, al suono di una musica che solo loro potevano sentire. E mentre danzavano la seta che ricopriva i loro corpi cadeva lasciandoli nudi quando finalmente Lestat spinse il suo compagno sul grande letto a baldacchino, lasciando che il pallore della sua pelle formasse un netto contrasto con il nero delle lenzuola che li avrebbe accolti.
Da molto ormai preferivano che fosse il velluto del baldacchino a ripararli dai temerari raggi del sole che avessero osato introdursi in quella stanza superando le imposte e le pesanti tende invece che il freddo coperchio di una bara.
Lestat si cibò della vista del corpo nudo del compagno, di quelle membra perfette, deposte sul suo letto, arrese all’evidenza della sua possessione come avrebbe fatto con il sangue della vittima più pura, inebriandosi e lasciando che i suoi denti mutassero, rivelando la sua vera natura.
Louis sorrise, consapevole di essere il solo in grado di far perdere a Lestat il controllo. Adorava vedere la bestia che si nascondeva dietro quei lineamenti angelici emergere e prendere il sopravvento.
Sentì le mani del compagno percorrere il suo corpo, a lungo, accarezzare ogni centimetro della sua pelle con forza crescente, sentì la sua pelle marchiata dalle unghie di Lestat e non resistette, aprì le gambe con calcolata lentezza, mentre le braccia, abbandonate lungo i suoi fianchi si tendevano verso di lui, circondandogli il collo, attirandolo vicino per un bacio, durante il quale le sue labbra vennero ferite, mentre la lingua di Lestat lappava il sangue che da esse scorreva.
Il corpo del suo creatore aderì al suo, ormai non gli bastava più poterlo toccare e baciare, voleva altro, voleva di più, voleva tutto, e questo Louis lo poteva fare, poteva donarsi completamente a lui, ripagando così Lestat per il suo amore.
Le mani del più antico tra loro corsero a lungo ad accarezzare le sue gambe, fino a che, improvvisamente, non afferrarono le sue ginocchia, sollevandole e portandole fino al petto, poi mentre osservava le iridi di Louis più simili a quelle di un lupo che non a quelle di un uomo si immerse in lui, lentamente, assaporandosi ogni istante di quell’ennesima vittoria. Il corpo freddo di Louis sembrava vivo come non mai in quei momenti, mentre i suoi muscoli guizzavano violentemente e le sue dita graffiavano la pelle delle spalle di Lestat. Erano quelli i momenti per cui l’immortalità poteva e doveva essere vissuta, quegli attimi di impagabile pace e perfetta unione, in cui niente importava se non loro due.
Lestat cominciò a muoversi, seguendo il ritmo dell’oscillare dei fianchi di Louis che gli andava incontro, si spingeva verso di lui accogliendolo, nonostante il suo corpo, perennemente vergine, necessitasse invece di immobilità per abituarsi a quell’abituale intrusione.
Il loro amplesso sarebbe durato tutta la notte, le spinte di Lestat sarebbero mutate continuamente, ora violente e selvagge, ora lente e rassicuranti, mentre Louis sarebbe impazzito, condotto sull’orlo del baratro senza mai avere la possibilità di tornare indietro, alla salvezza o di fare l’ultimo passo e lasciarsi finalmente cadere nell’oblio.
Solo al sorgere del solo avrebbe avuto il suo appagamento, solo allora sarebbe stato libero di cedere alla stanchezza e al sonno, non un istante prima.
Sarebbe venuto gridando il nome di Lestat, spezzando così il silenzio di quella casa e della via, mentre il suo creatore avrebbe rilasciato la sua essenza dentro di lui, balsamo indispensabile per quelle ferite di cui il suo corpo non poteva più fare a meno.
I loro gemiti si presero, attutiti dalle pesanti cortine tirate del letto.

Marius sorrise distrattamente, dimentico del libro che giaceva ancora sulle sue ginocchia.
Louis, quel giovane lo incuriosiva, i suoi pensieri erano arrivati chiaramente fino a lui, la sua voglia di cercare di capire il suo comportamento si era fatta strada attraverso le barriere che aveva creato.
Si spostò con grazia una ciocca dei lunghi capelli, tenuti eccezionalmente sciolti, che gli era caduta davanti agli occhi, mentre la musica di Vivaldi riempiva la stanza e la sua mente, dopo anni si focalizzava su una creatura a lui simile e ancora esistente.
“Louis…”
Ascoltò se stesso pronunciare quel nome e si compiacque della sonorità che la sua voce assunse in quell’istante.
Sapeva così poco di lui, solo le sue origini e il nome di colui tra le braccia del quale trascorreva le notti di passione.
Lestat invece lo conosceva bene, lo aveva istruito, avevano combattuto insieme, quando la loro razza era stata minacciata da colei che per prima l’aveva creata, ma dopo la battaglia aveva preferito ritirarsi nuovamente in disparte, lontano dal clamore suscitato dai giovani che ormai avevano perso la speranza di potersi salvare.
Non li aveva mai amati particolarmente i nuovi nati, troppo confusionari, rumorosi fino all’inverosimile, capaci di abusare in una sola notte di poteri che invece richiedevano anni e anni di attenzione per poter essere padroneggiati.
La sua mente tornò nuovamente a Louis, aveva letto il libro che per primo aveva suscitato tanto scalpore tra la sua razza, e più di una volta si era chiesto perché Lestat non lo avesse punito con la morte per tutte le mancanze che quel gesto racchiudeva, ma solo quando aveva guardato gli occhi azzurri del vampiro lo aveva capito.
Lestat era innamorato di Louis, così come Louis lo era di Lestat, avevano solo avuto bisogno di tempo per rendersene conto.
Improvvisamente, dai tempi dell’ultima battaglia, ebbe voglia di uscire da quella casa che lo aveva accolto e tenuto lontano da tutti come una madre affettuosa, come una bara dentro cui celare per sempre qualcosa di oscuro.
Improvvisante il bisogno di nutrirsi si fece largo tra i suoi sensi e finalmente riuscì a dare un nome a quello strano periodo della sua vita che i pensieri di una creatura che avrebbe potuto abbattere con un solo schiocco di dita avevano portata a fine.
Aveva dormito… non il sonno di morte in cui molti della sua razza decidono di cadere, che porta ad uno stato totale di stasi. Il suo corpo non era stato toccato da quella forma di riposo… i suoi sensi piuttosto, erano stati quelli a giacere per anni, inermi e inascoltati, e adesso aveva sentito la vita ricominciare a fluire in lui…
Sangue, aveva voglia di sangue fresco.
Si alzò dalla poltrona agilmente, lasciando che il libro cadesse a terra, aperto, sulle ultime pagine che aveva letto, mentre usciva dalla stanza la luce delle candele illuminò le ultime righe su cui i suoi occhi si erano posati prima di risvegliarsi.
… Tes baisers ressusciteraient le cadavre de ton vampire !

Louis aprì gli occhi di scatto prima che il sole fosse tramontato, una strana inquietudine si era impadronita di lui, facendo tremare il suo cuore immoto. Istintivamente si rannicchiò maggiormente contro Lestat, cercando nella sua staticità, nella sua freddezza ciò che gli esseri umani cercano invece nel calore del corpo di chi ci sta accanto, la tacita promessa che tutto andrà bene, scandita dal battito regolare del cuore.
Si rese conto con sgomento di stare tremando, come un bambino impaurito dagli incubi.
Cercò di chiudere nuovamente gli occhi e di lasciare che il sonno lo cogliesse, ma la lenta e regolare carezza di lunghe e agili dita che gli accarezzavano i lunghi capelli fu la sola cosa che riuscì a calmarlo.
“Sta calmo Louis! Non permetterò che niente ti accada… te l’ho promesso…”
“L’ho sentita Lestat… una forza che nessuno di noi immagina, superiore a qualunque cosa sia mai stata conosciuta…”
Non sapeva in che altro modo dare voce alla tensione che si sentiva nell’aria, all’attesa per qualcosa di nuovo e incomprensibile.
“Lo so, l’ho sentita anche io… era lui…lui è tornato tra noi, resta solo da capire che cosa voglia fare…”
Louis passò il braccio intorno alla vita del suo creatore, stringendosi a lui e contemporaneamente impedendogli qualunque movimento, come un indivisibile gruppo marmoreo uscito dalle abili mani del Canova.
Lestat fissò la sua creatura, i delicati lineamenti, in qualche modo femminei, che più volte avevano fatto voltare vampiri antichi e potenti, che più volte avevano attratto la cupidigia di appartenenti alla loro razza, il corpo proporzionato, i muscoli presenti ed armoniosi… una bellezza classica, di quelle che solo Fidia era riuscita a regalare all’immortalità della storia.
Sapeva di amarlo, ma per la prima volta si rese realmente conto di che cosa rappresentasse Louis per lui… era il suo rifugio, in qualche modo l’unica traccia che restava della sua umanità.
Sorrise a quello strano pensiero, era assurdo pensare ad una delle sue vittime in quei termini, ma sapeva che era la verità.
Louis, con le sue passioni umane, con la sua fragilità, con l’aura di tristezza che lo contraddistingueva e con la sua assurda e folle determinazione a non voler accrescere i propri poteri era quello che fra tutti loro era rimasto più vicino alla realtà umana.
Era da lui che si rifugiava quando le cose erano semplicemente troppo atroci per essere accettate, era l’oasi di pace che lo accoglieva quando la battaglia infuriava, quando la lotta per il potere si faceva troppo cruenta e perdeva di vista il vero obiettivo, lasciando che gli istinti animali portassero alla follia gli altri vampiri, era tra le sue braccia che cercava conforto quando le parole erano superflue e bastava un solo abbraccio di quello splendido e tenebroso compagno per appagare la sua brama di vita.
Louis era tutto per lui e a nessuno avrebbe permesso di avvicinarsi a lui… aveva affrontato la Regina di tutti loro, la madre che aveva deciso di rivoltarsi contro i suoi stessi figli fin quasi ad estinguerli completamente, aveva guardato negli occhi la realtà di una religione che non aveva mai abbracciato in vita e che certo non avrebbe seguito una volta morto, aveva accettato di cambiare il suo corpo con quello di un mortale solo per poter riassaporare la libertà che la consapevolezza della brevità della vita portava… aveva affrontato tutto questo ed era sempre tornato vincitore dal suo Louis, e se Marius adesso voleva sfidarlo lui sarebbe stato pronto ad accoglierlo…
Non avrebbe perso Louis finché un ultimo brandello di carne fosse rimasto attaccato alle sue ossa lui non avrebbe perso il suo adorato.
Louis gli morse un capezzolo, con i canini affilati, succhiandolo come se fosse stato un neonato alla presenza della madre.
Lo aveva fatto solo per richiamarlo, per rinsaldare in un modo che gli permettesse di non infrangere la promessa fatta a se stesso qual legame incancellabile che esisteva tra loro a più livelli, talmente intrecciati che sarebbe stato impossibile scorgerli e dipanarli.
Quel gesto riaccese la lussuria in Lestat, facendo scorrere piccoli e sensuali brividi dalla piccola ferita ad ogni cellula del suo corpo… il suo ruggito riempì l’aria quando gli afferrò i capelli strappandolo alla sua posizione e costringendolo ad arrivare all’altezza del suo volto, baciandolo con tale forza che Louis dovette tornare ai giorni della sua creazione per poter ricordare un atto di tale dominazione nei suoi confronti.
Un lieve sorriso increspò le sue labbra nuovamente sfregiate.
Improvvisamente sentì la schiena premuta contro il materasso, mentre il peso di Lestat posava completamente su di lui, bloccandolo… costringendolo ad aprire le gambe, Louis non poté trattenere un grido quando Lestat si spinse in lui con violenza, ristabilendo per l’ennesima volta chi fosse il vero padrone di quel corpo.
Lestat permise a quel grido di riempire l’aria, lasciò che si trasformasse nella musica sulla quale venivano scandite le sue spinte in Louis…le note sulle quali quel nuovo amplesso si compiva.

Un nuovo tramonto ferì il cielo con i suoi raggi rossi, e presto la ferita lasciò il posto al nero della notte invernale, un manto di morte che ricopriva il mondo con amore materno.
Gli abiti che aveva indossato quel giorno erano stati sostituiti, adesso le sue gambe erano fasciate da lunghi pantaloni di pelle neri come le ali dei pipistrelli, sopra di essi una delicata camicia di seta bianca era quasi interamente coperta dalla giacca di broccato rosso di fine lavorazione… i lunghi capelli poi erano stati legati con un laccio di raso nero, in una morbida coda.
Il suo abbigliamento in bilico tra passato e presente era sublime.
Doveva andare, doveva cercare quella strana creatura che era riuscita ad incuriosirlo fino al punto da richiamarlo a quella che era la vita vera, almeno per uno della sua razza…
Mai in passato qualcuno aveva attirato la sua attenzione fino a quel punto… non la bella Pandora, che era stata fin dal primo momento solo un trastullo, una donna che sapeva leggere e scrivere il greco oltre che il latino e che era in grado di discorrere per ore ed ore sulle tematiche filosofiche non si incontrava certo tutti i giorni alla fine dell’età Repubblicana, ma ben presto, così come era cominciata la sua storia con lei si era conclusa, senza rimpianti… non il suo dolce Amadeo, pieno di rancore verso il mondo, di contraddizioni così radicate che lo avrebbero portato prima o poi alla follia, perennemente diviso tra l’amore per il suo maestro e l’arte che incarnava, la perdizione dei bordelli in cui aveva passato una parte della sua vita e la dedizione nei confronti di quel Dio che lui non aveva mai imparato a conoscere, che era nato dopo di lui, quando ormai Marius era già stato trasformato in ciò che ancora era…
No, nessuno dei suoi figli lo aveva mai incuriosito come Louis, ed era giunto il momento che quel nobile settecentesco avesse finalmente l’onore di una sua visita.
Si mosse con grazia nella notte, ombra tra le ombre, camminando nei vicoli che per troppo a lungo non avevano goduto della sua presenza… passò davanti ai monumenti che nei secoli avevano accresciuto la bellezza di quella città, alle Chiese che erano sorte per glorificare Dio, in ogni stile che l’uomo avesse potuto inventare, rielaborare, ai palazzi che nel tempo avevano sostituito le Ville Patrizie, si trovò a camminare nelle piazze che avevano accolto le folle giunte da ogni angolo dell’Impero per poter vedere anche solo da lontano l’Augusto Cesare, o che si erano radunate per poter avere l’onore di dire ai propri figli e nipoti di aver udito i discorsi di Cicerone o Quintiliano, e per folli istanti si trovò veramente alla presenza di questi grandi che nel corso della sua vita immortale aveva sentito e visto… poi, quando si fu rimpossessato della sua città, dell’Urbe che per secoli era stata il punto del mondo a cui tutti tendevano, il luogo a cui tutti guardavano per poterla imitare, quando ormai il cielo aveva cominciato a tingersi nuovamente di una delicata sfumatura rosata si era librato sui tetti, percorrendo in pochi istanti la distanza che gli uomini, seppur con i loro mezzi tecnologici avrebbero impiegato ore a colmare.
Lasciando alle sue spalle un sole che stava sorgendo mise piede nella misteriosa New Orleans quando le luci artificiali già bruciavano per illuminare le strade.
Era dalla battaglia contro Akasha che non aveva più messo piede in quella città… e vederla adesso, completamente inconsapevole della minaccia che l’aveva sfiorata, camaleontica e sfuggente, come una puttana che mostra a tutti il proprio corpo ma che nasconde sempre la vera essenza di se stessa era per lui la maggiore delle vittorie.
Lui era ancora lì, mentre lei era semplicemente stata cancellata.
Il misto di lingue e di razze di New Orleans colpì gli occhi e le orecchie del vampiro, splendide donne dalla pelle mulatta e dai vestiti variopinti, accenti francesi mischiati all’inglese e al creolo, tutto il mondo era racchiuso in quella città crocevia di due mondi, tessitrice di trame tra il passato Feudale della vecchia Europa e l’arrogante imperialismo nascente della nuova America.
Una ragazza lo urtò, mentre quasi di corsa si stava dirigendo verso il ponte che ancora divideva quelli che erano stati i quartieri degli schiavi dalla città signorile.
Al collo portava un piccolo crocifisso d’oro, e tra le braccia teneva ben stretta una gallina nera. Marius sorrise e la lasciò andare, incurante delle sue continue scuse e della luce che le aveva letto negli occhi appena era riuscita a fissarlo.
Quella notte aveva altro da fare, non poteva perdere tempo con una sacerdotessa, di qualunque rito essa fosse.
La casa di Lestat sarebbe stata facilmente rintracciabile anche per un essere umano, la più grande dell’intero quartiere, la più bianca, quasi splendente sotto la luce dei lampioni.
Erano in casa, entrambi, ed entrambi lo stavano aspettando. Si chiese per un istante se sapessero anche che si sarebbero incontrati tra poco, pochissimo tempo.
Si fermò un istante sulla soglia, nello stesso punto in cui Louis anni prima si era rannicchiato, schiacciato dalla consapevolezza di un amore che ormai riteneva impossibile, poi con calcolata lentezza mosse una mano e lasciò che la porta cedesse cigolando, lasciandogli la facoltà di entrare e di trovarsi davanti ad un lungo corridoio illuminato.

Lestat sentì la porta aprirsi e seppe che Marius era arrivato, ma la cosa che più di tutte lo disturbava era che non lo aveva sentito fino a che l’altro non era stato disposto a palesarsi.
In quel momento, per la prima volta dal giorno della sua rinascita aveva il disperato bisogno di poter respirare per rilasciare la tensione che l’imminente incontro gli stava trasmettendo.
Rivedere Marius… doveva ammettere con se stesso che anche lui era incuriosito da quella prospettiva.
Lui e il suo compagno si fissarono, a lungo, mentre Marius avanzava verso lo studio in cui si trovavano, silenzioso come il battito d’ali di una farfalla.
Trassero forza dalla muta conversazione che stava avvenendo tra di loro, parlandosi attraverso gli occhi, negando la regola che da sempre esisteva all’interno della loro razza. Una creatore può sentire la propria creatura se questa lo desidera… solo che molto spesso l’odio è superiore all’amore, e questo non avviene.
“Spero di non interrompere qualcosa di importante…”
La sua voce, la voce di Marius riecheggiò nella stanza, rimbombando come un tuono, trapassando la pelle come la lama di un coltello, mandando in frantumi l’equilibrio che dopo la battaglia la sua razza aveva disperatamente cercato di ricreare, come se fosse stato una delicata statua di cristallo.
Lestat indirizzò i suoi occhi azzurri verso colui che aveva parlato e per la prima volta rimase senza parole, da quella figura emanava tutta la regalità che neppure il loro re aveva mai posseduto.
Un sorriso dolce increspò per un attimo le labbra di Marius, prima che prendesse posto sulla poltrona che silenziosamente Louis gli stava indicando.
Una volta seduto si trovò a fissare Louis, a percorrere il suo corpo con lo sguardo, per scoprire se esteriormente ci potesse essere in lui qualcosa che riconducesse al suo potere, ma tutto quello che vide furono tratti delicati, quasi innocenti, e seppe che quello che stava cercando era nascosto nei segreti del suo animo oscuro.
“Che cosa è successo in tutto questo tempo… che cosa ti ha fatto decidere di tornare?”
Marius si voltò verso Lestat, mentre Louis prendeva a sua volta posto su una terza poltrona, adesso Marius era in mezzo ai due compagni.
“Dopo la battaglia contro i Primi ho sentito il mio corpo completamente svuotato, come se tutta la mia energia fosse sparita improvvisamente con la testa mozzata di Akasha… sono tornato a Roma, la mia città, e ho preferito rinchiudermi nella casa che ho lì, nella mia biblioteca, ho passato il mio tempo semplicemente leggendo, senza sentire il bisogno di nutrirmi o di prestare attenzione ai pensieri di tutti voi, di tutti coloro che si stavano chiedendo che cosa ne fosse stato di me… In qualche modo ho dormito, lasciando che il mio corpo assimilasse tutto il potere che la morte della regina mi aveva passato, lasciando che la mia mente arrivasse veramente a comprendere tutti i segreti che il sangue di Akasha mi ha svelato. Segreti sul passato degli esseri umani, storie obliate per il timore di coloro che di volta in volta hanno detenuto il potere, misteri cancellati dalla nascita di nuove religioni… ma soprattutto segreti sulla nostra razza, sul modo in cui la nostra stirpe ebbe inizio… sulle leggi che a lungo hanno comandato la nostra genia e che adesso tendiamo a non seguire più…”
Osservò i volti dei suoi ospiti, cogliendo ogni pensiero delle loro menti.
Louis era affascinato dal suono della sua voce, ammaliato da essa e da quello che stava raccontando, ma era in Lestat che Marius era riuscito a risvegliare l’ossessione per il sapere.
“Quando tutto questo è avvenuto, quando sono stato pronto per riprendere il mio posto in questa comunità i pensieri di Louis, la sua curiosità, hanno fatto quello che niente altro avrebbe potuto fare, mi hanno interessato a tal punto da convincermi a infrangere anche gli ultimi vincoli che mi legavano al mio torpore… improvvisamente i miei istinti si sono rinvigoriti, e ho nuovamente provato l’estasi del sangue che riempie la mia bocca, tingendomi le labbra di rosso.”
“Sei tornato grazie a Louis?”
“Sì, possiamo dire così… sono tornato grazie al tuo compagno!”
Lestat adesso era sulla difensiva, la tensione dei suoi muscoli, da sola, sarebbe stata una spia più che comprensibile per Marius, ma i suoi pensieri, che in quel momento lo colpivano con tutta la loro intensità non potevano certo essere ignorati.
“E che cosa vuoi adesso?”
“Non sono io che voglio qualcosa Lestat… e questo lo sai bene, lo sapete bene entrambi!”
Nuovamente la sua testa si voltò, questa volta in direzione di Louis.
“Tu ad esempio Louis… tu hai sempre voluto sapere chi fosse stato a creare Armand… tu che una volta gli dicesti di amarlo… o meglio, alla sua ammissione rispondesti affermativamente, anche se sapevi che non era vero, anche se hai continuato per tutta la durata della vostra storia ad accusarlo della morte di Claudia… Tu sei sempre stato ossessionato dal pensiero di chi fosse stato in grado di creare un vampiro come lui…”
“E tu, Lestat… mio adorato Lestat, hai sempre voluto chiedermi perché io decisi di andarmene, di abbandonarti nel momento in cui tu credevi di avere maggiormente bisogno di me, senza renderti conto che se fosse stata quella la verità io non me ne sarei mai andato…”
I tre vampiri rimasero in silenzio a lungo, poi Marius parlò nuovamente.
“Lestat se quella notte decisi di lasciarti fu solo perché il mondo non era ancora pronto per la nuova venuta della Regina… noi non eravamo ancora pronti per poter contrastare il suo potere… e soprattutto la nostra razza non era ancora pronta a rischiare di perderti per sempre… io non era pronto a rischiare tanto, così ho preferito andarmene con loro, nasconderli in luogo sicuro dove tu non avresti potuto trovarli… fu per la tua salvaguardia che decisi di attendere da solo il momento in cui i loro corpi immoti avrebbero ripreso vita… Io non sono il tuo creatore, ma mi sei caro come mi è cara ogni mia creatura, ogni mio figlio!”
Lestat non rispose niente, si limitò a guardarlo, mentre neppure la sua mente era in grado di formulare pensieri.
Louis pose una mano su quella del suo creatore, stringendola teneramente, trasmettendogli la sua presenza.
“Per quanto riguarda invece la tua curiosità Louis, non credo che ci sia molto da dire… io ho creato Armand… privandolo della sua umanità quando era a una passo dalla morte a causa del veleno… l’ho strappato alla vita terrena, a una vita a cui non apparteneva più da molto, e l’ho reso un vampiro, quando avevo deciso di fare di lui un pittore, un amante della bellezza… credo di poter definire il più giovane dei miei figli il più grande dei miei errori…!”
“Chi sei tu in realtà?”
“Un senatore romano… uno storico e uno studioso, la dimostrazione che quello che si dice sul lavoro degli intellettuali è completamente errato, non è privo di pericoli… Fu durante uno dei miei viaggi, per il Senato e il Popolo Romano e per i miei studi che venni a conoscenza dell’esistenza dei vampiri nel modo più convincente. Divenni uno di loro, fui creato in Irlanda, da qualcuno di cui non ho mai riconosciuto né l’autorità né il potere, un bevitore di sangue quasi completamente carbonizzato che vide in me un sostituto e contemporaneamente un modo per continuare a vivere. Non fu troppo difficile scappare dalla gabbia in cui credeva di potermi tenere per sempre… non fu difficile tornare a Roma, quello che fu difficile fu rendermi conto che per me non c’era più spazio nella città che aveva amato e che si presentava ai miei occhi come una sconosciuta.
Continuai a viaggiare, a visitare terre lontane, scappando in qualche modo da tutto quello che ero stato. Divenni scrittore e pittore, innamorandomi di tutti gli stili che durante il susseguirsi degli anni gli uomini scoprivano e sperimentavano. Ho adorato i caldi colori di Masaccio, e la durezza degli sfondi di Da Vinci, la perfezione delle sua mani e l’ambiguità delle sue opere, ho ascoltato per primo la creazione della Divina Commedia, mi sono commosso per la sorte di Manfredi, ho passato indenne il periodo della peste, osservando da lontano gli uomini che morivano tra atroci dolori, e per la prima volta ho odiato la vista del sangue, un sangue nero e malato che poco aveva a che fare con la vita.
Ho assistito al susseguirsi di re e Imperatori, alla crescita del potere dei Papi, ho sorriso ai loro proclami di salvezza delle Fede, quando in realtà volevano solo impedire che il pensiero di altri mettesse a rischio il loro Impero. Ma nonostante tutto questo Louis, io sono semplicemente Marius, come sono sempre stato e come sarò sempre!”
“Parli di te come uno dei tanti, tralasciando quello che tutta la nostra stirpe adesso vede in te…”
“E che cosa vede in me Louis? Un nuovo Sovrano? Io non sono interessato a prendere il ruolo di guida… preferisco passare il mio tempo facendo altro che non punire e uccidere tutti coloro che si sono macchiati di mancanze più o meno gravi… Non ho interesse a gestire il potere in prima persona…”
“Quando puoi farlo stando lontano dalle luci della ribalta, come hai sempre fatto Marius. Tu hai sempre avuto il vero potere, e noi non ce ne siamo mai accorti, troppi intenti a provare reverenziale timore per Akasha.”
“Esattamente Lestat… e non mi sorprende che tu sia stato il primo a capirlo, tu tra tutti coloro che hanno udito le mie parole, seguito i miei gesti, sei colui nel quale ho riposto più fiducia. A te probabilmente avrei lasciato lo scettro del potere se Akasha fosse riuscita ad uccidermi…”
Nuovamente Lestat rimase in silenzio, quella creatura lo disorientava, non era abituato a sentire Marius pronunciare lodi con la voce colma di orgoglio.
“Non ci avevi mai pensato vero? Non eri mai arrivato a credere che alla fine saresti stato colui che nella mia non vita avrei amato di più… non sei mai riuscito a superare la tua paura Lestat, una paura che alberga ancora nel tuo cuore.”
Lestat lo fulminò con lo sguardo, mentre gli occhi di Louis si posavano ora sull’uno ora sull’altro aspettando una spiegazione a quella frase sibillina.
“Tu hai sempre temuto il paragone con Armand… hai sempre temuto che alla fine io avrei scelto lui, che lo avrei preferito a te… e per ironia della sorte, quando ormai credevi che non avresti avuto più a che fare con lui è venuto fuori che anche per il cuore di Louis ti saresti dovuto scontrare con quella creatura, ed è per questo che hai esitato ad agire, perché anche allora ti sei ritenuto inferiore, senza capire che questo non è mai avvenuto, che questa non è la realtà. Lestat, se in questo momento tu dovessi affrontare Armand, io perderei uno dei miei figli, e ti assicuro che la cosa comunque non mi farebbe piacere!”
“Perché mi dici questo?”
“Perché è la verità Lestat, e questa notte sarà consacrata a lei a questa effimera Dea che troppo spesso tendiamo a cancellare dalle nostre menti.”
“Che tipo di verità può esserci per creature come noi Marius?”
Lestat aveva pronunciato quella domanda ad alta voce senza neppure rendersene conto.
“Una verità che altri non potrebbero mai capire, che coloro che non sono abituati all’idea dell’eternità non potrebbero ascoltare senza impazzire… la verità dei nostri cuori oscuri!”
“Una volta mi dicesti che nei nostri cuori albergano solo l’ossessione e la lussuria…”
“E cosa può esserci di più vero di ciò che hai appena nominato mio Lestat?”
Louis fissò il proprio creatore con uno strano sorriso sulle labbra. Erano vere, le parole di Marius erano quanto di più vero avesse mai ascoltato.
Il desiderio che la voce dell’Antico aveva risvegliato in loro da quando aveva messo piede in quella casa cominciò a bruciare nelle vene dei tre rischiando di consumarli completamente, come neppure il fuoco che stava ardendo nel camino riusciva a fare con la legna che lo alimentava.
Louis si morse un labbro distrattamente, come era solito fare anche da vivo quando la tensione rischiava di sopraffarlo, senza rendersi conto che a qual gesto, così naturale per lui, gli altri due vampiri non poterono fare a meno di rispondere.
I loro occhi erano fissi sui denti bianchi che mordevano la carne, tingendosi di rosso a causa del sangue che da essa stillava.
In quel momento non avrebbero potuto riportare alla mente niente di più erotico.
Si mossero all’unisono, come seguendo un tacito segnale. Louis sentì le mani di Lestat afferrarlo saldamente, sollevandolo dalla poltrona su cui era seduto e stava per emettere un gemito di protesta e sorpresa quando sentì le labbra coperte da quelle di Marius, impegnate in un bacio che certo non si aspettava.
Sentì le labbra dell’Antico accarezzare le proprie, la sua lingua seguire i contorni di esse, assaporando il suo sangue e facendosi poi largo tra esse, assaggiando per la prima volta il sapore della sua bocca.
Le mani di Lestat intanto stavano vagando sul suo corpo, accarezzandolo attraverso la seta della camicia, sentì la stoffa cedere alla forza del vampiro quando questi decise che aveva aspettato troppo e che desiderava toccare la sua pelle perfetta. Sentì le sue unghie marchiargli il petto, le sue dita afferrare crudelmente uno dei capezzoli, stringendolo e tormentandolo fino a fargli male, mentre il bacio di Marius non accennava a terminare.
Le labbra di Marius abbandonarono la sua bocca, per scendere lentamente fino al collo esposto, mentre Lestat fece scorrere le lunghe dita fino ad afferrargli il mento, costringendolo a voltarsi verso di lui, baciandolo con la stessa forza che aveva usato solo la prima volta che lo aveva avuto, assaggiando oltre al sapore del suo compagno quello di Marius.
Louis rispose al bacio con la stessa passione, lasciando che i due vampiri facessero del suo corpo quello che più desideravano.
Le labbra di Marius scesero ancora, fino ad arrivare al petto del giovane, mentre Lestat si dedicava alla nuca dopo aver a sua volta abbandonato le labbra di Louis, mordendolo violentemente, come un animale che sottomette un esemplare della sua stessa razza.
Marius e Lestat si osservarono un istante, decidendo cosa fare senza bisogno di parole.
Louis si sentì sollevare senza rendersi veramente conto di quello che stava accadendo, seppe solo quando il suo corpo fu adagiato sul grande letto che avevano cambiato stanza.
Approfittò dell’attimo di tregua che Marius e Lestat gli stavano concedendo per cercare almeno in parte di tornare padrone delle sue azioni e aprì gli occhi in tempo per vedere Marius e Lestat spogliarsi senza fretta, godendo della vista l’uno dell’altro.
Quando ebbero finito i loro sguardi furono nuovamente rivolti a Louis e mai il contatto visivo fu infranto mentre si avvicinavano al letto, salendo sopra esso con le stesse movenze di due splendidi felini.
Louis faceva vagare lo sguardo su entrambi, mentre brividi leggeri lo attraversavano, finalmente, alla curiosità che lo aveva colto nei primi istanti di quello strano gioco adesso si univa anche la paura dell'ignoto, perchè nulla sapeva di quale sarebbe stata la sua fine una volta che quei due letali assassini si fossero stancati di giocare con lui.
“Non temerci Louis, non ne hai motivo, non in questa notte!”
La voce di Marius, dolce e rassicurante non era però servita a calmare completamente il cuore del più giovane, solo il sorriso di Lestat riusciva a farlo, e fu proprio questo che il suo creatore gli donò, a testimonianza del legame che esisteva tra loro e che non necessitava di parole.
Le mani dei due vampiri cominciarono a vagare sul suo corpo esposto, accarezzando e marchiando con le lunghe unghie affilate che alla luce delle candele risplendevano come se fossero state fatte di vetro. La pelle pallida di Louis cominciò ben presto a presentare invitanti tracce rosse, mentre piccole gocce di sangue simili a gemme rare cominciavano a uscire dai tagli e venivano avidamente bevute da labbra fameliche, assaggiate da lingue che sembravano fatte doverlo divorare. I baci di Marius erano passionali, possessivi, mirati a far capire chi fosse a guidare quel gioco d’amore, mentre quelli di Lestat erano dati per riaffermare la proprietà su quel corpo, sul prestito che aveva fatto a Marius, ma che mai avrebbe dovuto mettere in dubbio la realtà delle cose.
Improvvisamente Marius baciò nuovamente il moro, , creando tra loro un legame visivo.
“Io posso donarti ciò che più brami, la possibilità di rendere ancora più forte il legame che esiste tra te e Lestat… io posso fare in modo che tu riesca a bere il suo sangue senza venire meno alla promessa che ti sei fatto!”
Louis non capiva dove l’altro vampiro volesse arrivare, ma la prospettiva di poter finalmente fare quello che lui stesso si era negato e che altri invece avevano potuto fare lo allettava come niente altro al mondo.
“Mi permetti di aiutarti Louis? Basta solo un tuo cenno di assenso… non devi fare altro che lasciarti andare!”
Le parole di Marius, il tono usato, la possibilità di unirsi a Lestat come era accaduto più di un secolo prima, cancellarono ogni dubbio dalla mente di Louis e mentre neppure Lestat era in grado di capire che cosa stesse per succedere Marius si avventò sul collo del più giovane e lacerò la pelle bianca con i canini affilati.
Il dolore assalì Louis improvvisamente, mentre il sangue fuoriusciva lentamente dalla ferita e andava ad abbeverare Marius.
Velocemente i movimenti delle labbra di Marius, la sua lingua che lambiva delicatamente la carne ancora tormentata dai suoi denti riaccesero nel copro del moro gli istinti più puramente animali, l’istinto della caccia e l’estasi erotica dell’accoppiamento.
Lestat si mosse improvvisamente, finalmente libero dallo strano torpore in cui lo aveva gettato il vedere Marius e Louis insieme.
“Cosa?”
Non poté finire la frase, perché nuovamente quello che stava accadendo sul suo letto, davanti ai suoi occhi lo costrinse a concentrarsi unicamente sui due compagni.
Marius si era staccato dal collo di Louis, le labbra arrossate dal sangue che lentamente stava tracciando un sentiero scarlatto scorrendo sul mento del più antico, ma non fu quello spettacolo che stava concentrando su di sé l’attenzione di Lestat.
Louis, era tutto quello che i sensi di Lestat volessero registrare in quel momento.
Il corpo del compagno disteso tra le lenzuola, il collo ancora marchiato dai denti di Marius, il petto immobile, e gli occhi… vivi come non lo erano mai stati…
Allungò una mano in direzione di Marius, facendogli cenno di avvicinarsi, intrecciando le dita nei lunghi capelli biondi dell’altro mentre senza fretta lo attirava a sé. Si baciarono ancora, e ancora, e solo dopo lungo tempo le labbra di Louis scesero fino al petto del più antico, accarezzandolo semplicemente all’inizio. Improvvisamente i canini di Louis furono visibili e ferirono a loro volta la carne di Marius, lacerandola appena sopra uno dei capezzoli. Cominciò a succhiare quel nettare di vita come un infante avrebbe fatto attaccandosi al seno materno, e fu allora che raggiunse una consapevolezza di se stesso e della sua razza che fino a quel momento sarebbe stata completamente impensabile.
Mentre il sangue di Marius scorreva sulla sua lingua per poi scendere, bruciante, nella sua gola, Louis capì che cosa stava accadendo.
Adesso, con il sangue di Marius nelle vene, poteva bere quello di Lestat donandogli qualcosa di infinitamente più potente in cambio.
Marius si girò in quell’istante verso Lestat, allungando una delle sue eleganti mani in un tacito ordine di avvicinarsi a loro.
Il biondo vampiro non poté fare a meno di ubbidire, scoprendo su se stesso la forza della mente di Marius.
Salì sul letto lentamente, titubante per la prima volta in oltre due secoli di vita; le labbra di Louis ghermirono le sue in un bacio rapace, mentre sentiva sulla sua schiena le mani del loro inaspettato compagno.
“Mordilo Lestat, concediti quello che hai sempre voluto… rivivi l’estasi che hai provato allora, quando hai denudato la sua gola e accarezzato la sua pelle sensibile e delicata…Mordilo e permettigli di fare altrettanto…”
Le parole di Marius, sussurrate al suo orecchio in maniera sensuale, il corpo di Louis, disteso tra le lenzuola di seta, invitante come non lo era mai stato, tutto ciò che era presente nella stanza e nella mente di Lestat gli fecero perdere la lucidità e senza neppure rendersene conto, improvvisamente, si trovò a ghermire le spalle di Louis, a toccare possessivamente la sua pelle, e con un ringhio basso e quasi soffocato si avventò sulla gola esposta, ferendola crudelmente, succhiando il sangue che ben presto cominciò a scorrere dalla ferita. L’espressione nei suoi occhi era di pura lussuria e a quella vista Marius non poté reprimere un lieve sorriso che andò ad increspargli le labbra.
Quello era ciò che aveva sempre desiderato vedere, Lestat, il suo Lestat, preda di quegli stessi istinti che aveva cercato di reprimere nel disperato tentativo di diventare qualcosa che non era, che non sarebbe mai stato, me non era quello il momento di pensare alla tristezza del passato, quella notte doveva essere indimenticabile e lo sarebbe stata.
Vide Lesta staccarsi dal corpo di Louis, asciugare con guizzi leggeri della lingua il sangue che ancora arrossava le sue labbra, e vide Louis, il volto stravolto dal piacere, sollevarsi quasi di scatto e afferrare il collo di Lestat, immergendo a sua volta i canini nel collo del suo sire, sorbendo la sua linfa vitale, lo stesso sangue che gli aveva dato la vita dopo averlo strappato alla mortalità e come un secolo prima il liquido gli bruciò la gola, risvegliando in lui tutto l’amore che provava per quella creatura dannata con la quale aveva scelto di passare l’eternità. Improvvisamente tutto quello che Lestat aveva vissuto, tutto il dolore provato anche a causa sua attraversarono la sua mente come mille spade infuocate e per la prima volta Louis conobbe veramente il suo compagno, conobbe il tormento che aveva provato a causa sua e di Armand, il terrore che Lestat aveva avuto di perderlo, quella stessa irrazionale paura che lo aveva alla fine convinto a creare un vampiro bambina, e alla fine a lasciarlo andare, credendo che fosse questo ciò che lui desiderava veramente; quando il rimorso stava per avere la meglio su di lui, quando già lacrime di sangue avevano cominciato a rigare il suo volto pallido Louis sentì sensazioni diverse nel sangue di Lestat e finalmente ebbe la prova del suo amore incondizionato.
Mille e mille volte Lesta gli aveva detto di amarlo, ma in quel momento ogni dubbio che la sua mente ancora conteneva fu finalmente fugato.
Louis lasciò il collo di Lestat e salì a ricoprire le sue labbra con le proprie, trasmettendo in quel bacio tutto ciò che sarebbe altrimenti stato taciuto.
Marius osservava deliziato ciò che lui stesso aveva cominciato e di cui faceva parte almeno per quella notte.
Lasciò che le sue mani vagassero sui corpi ancora uniti dei due compagni, assaporando quella sensazione di possesso.
I baci che furono scambiati da quel momento in poi non furono più catalogabili, Marius non era in grado di capire a chi appartenevano le labbra che si impossessavano delle sue, come non sarebbe stato in grado di dire chi baciava a sua volta, ma non importava, in quel momento l’unica cosa che avesse realmente importanza era vivere fino in fondo il tempo che era loro concesso dall’eternità.
Il ruggito di Louis ruppe per un istante l’incertezza, poi nuovamente tutto fu confuso, il moro non seppe mai quale dei due compagni penetrò per primo il suo corpo, chi lo avesse accolto nella propria bocca, portandolo a un passo dalla follia, ad implorare affinché quel momento non terminasse mai.
Con gli occhi ancora serrati si trovò ad assecondare le spinte, quasi brutali, che si facevano largo nel suo corpo, raggiungendo, il punto all’interno del suo corpo che lo avrebbe scaraventato oltre l’orlo del baratro.
Venne nello stesso istante in cui si liberava a sua volta, mentre il seme infecondo che si riversava nel suo corpo era la sola cosa che poteva lenire la sensazione di dolore sordo che si era risvegliato in lui quando era stato preso senza alcuna preparazione.
Quando riuscì nuovamente ad aprire gli occhi poté vedere i suoi due compagni intenti a guardarlo e ricambiò il tenue sorriso che increspava le loro labbra.
Ore dopo, quando il sole era già alto nel cielo, ma nascosto dai pesanti tendaggi della stanza, Marius e Lestat si guardarono, entrambi persi nei propri pensieri, mentre i loro occhi si perdevano in tutte le sfumature del blu e del verde.
Non parlarono, solo, come spinti contemporaneamente dalla stessa forza invisibile, volsero lo sguardo sul vampiro addormentato in mezzo a loro.
Louis era steso sullo stomaco, con le lenzuola nere che ne coprivano le lunghe gambe e appena il sedere, il volto appoggiato lateralmente sui cuscini e i lunghi capelli sparsi intorno a sé, come una demoniaca aureola.
Finalmente il silenzio assoluto della stanza fu spezzato dal lieve frusciare della seta, mentre le mani di Lestat e Marius si intrecciarono sulla schiena nuda di Louis e il tempo ricominciava a scorrere dopo una notte in cui si era piegato al volere di creature su cui non poteva avere potere.

FINE


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